Questa tavola è dedicata a Tutti Voi Cari Fratelli e Care Sorelle, e che il suo contenuto possa stimolare in Tutti Noi, una maggiore consapevolezza sul lavoro da fare.

Il discorso intorno all’oggetto di questa tavola, nella sua complessità e differente percezione da parte di Tutti lascia la strada aperta a diverse interpretazioni e non solo alle analogie tra Kabbalah e Rituale di Memphis e Misraim, ma alla profondità di queste correlazioni e al loro diretto influsso sulla nostra vita.

Eravamo fuori dal Tempio, semplici profani, anche come indica l’etimologia del termine, dal latino “pro fanum”, ovvero fuori dal tempio. Un giorno, entriamo nel tempio, la moltitudine di simboli presenti iniziano a comunicare nel profondo dell’inconscio e non si può che rimanere affascinati dalla loro potenza.

Quando penso ad un tempio mi viene in mente il tempio di Salomone forse anche perchè ho avuto modo di vedere e toccare e sentirne la vibrazione di quello che è rimasto oggi e nell’immediato la sua immagine mi riporta all’altro tempio, il Nostro, il tempio Sacro, comune e individuale allo stesso momento, Ci troviamo al suo interno e seguiamo il rituale. Un tempio dove lavorano Maestri, Compagni e Apprendisti.

All’ingresso, Le due colonne Jakin e Boaz, sono le stesse colonne del tempio di Salomone, sono anche le due colonne dell’albero della vita, in ebraico Etz Chajim, costituito dalle dieci Sephirot e dai percorsi che le collegano, talvolta rappresentato come un albero che affonda le sue radici nel mondo fisico e i suoi rami nel mondo supernale, o come un’immagine speculare come un albero che ha le radici nei mondi superni e i rami che si estendono nel mondo materiale. Tale rappresentazione è anche correlata al corpo umano con tutte le corrispondenze relative alle sue parti.

Sephirot al singolare Sephira deriva dalla radice ebraica sapar che signfica contare, enumerare e sebbene le Sephirot,  rappresentino i numeri fondamentali in ebraico, vanno comunque distinte dai numeri veri e propri, e va considerata la forza creatrice che deriva dai numeri. Come nel nostro rituale, i numeri sacri, tre, cinque e sette e le loro correlazioni con le Sephirot corrispondenti. In breve Binah, comprensione, discende in Gevurah, forza, che a sua volta discende in Netzach, Vittoria, il settimo sentiero, l’intelligenza occulta. Il settimo grado. Luci provenienti dalla Menorah, altro elemento comune, il candelabro a sette braccia che ardeva nel BEIT-HA-MIQDASH (Tempio Sacro di Gerusalemme) senza mai spegnersi.

Le tre luci presenti nel nostro rituale sono anche tre delle dieci sephirot che costituiscono l’albero della vita, la saggezza definita anche dallo Sefer Yetzirah (il libro della formazione) come sapienza, rappresentata dalla sephira Chocmah, il pensiero puro, non frammentato, la forza in  Gheburah, che discende da Binah, la comprensione, il pensiero frazionato, il principio femminino primario e la Bellezza in Tifferet. Le due Sephirot contrapposte, Chocmah e Binah, sapienza o saggezza e comprensione. La creazione non può aver luogo senza un’idea originaria, la volontà per la sua realizzazione e la bellezza come completamento di un lavoro giusto e perfetto. Comprendere con sapienza ed essere sapiente con comprensione.

I due estremi dell’albero sono Keter e Malcuth che è fuori dal tempio, definita anche la Sephira caduta, la Sephira più bassa, il mondo profano che non sempre viene lasciato fuori dal tempio. Il collegamento tra loro, quella linea centrale, che unisce il bene e il male, è l’Albero della Conoscenza del bene e del male dal quale Adamo ed Eva non avrebbero dovuto mangiare (Genesi 2:9). Ma è anche quella linea dalla quale tutto discende e tutto risale.

Tutta la creazione discende nell’albero, dall’esistenza negativa, e come forma di esistenza superiore, la sua conoscenza è ottenuta mediante un processo differente dal pensiero. Mi riferisco ai tre piani di esistenza negativa, l’AIN (Negatività), L’AIN SOPH (infinito), E l’AIN SOPH AUR (La luce infinita), l’uno infinito o il nulla infinito, attraverso Keter all’interno dei quattro mondi (OLAMOT) che in ebraico sono: Emanazione (Atzilut), Creazione (Briyah), Formazione (yetzirah) e Azione (asyah).

La sephira Keter potrebbe essere posta in analogia con il delta luminoso, che si esprime attraverso il Maestro Venerabile e come recita il rituale “Ciò che in coscienza vive in Noi, è la parola del Maestro Eterno. Il Maestro di ogni iniziazione si manifesta per mezzo del supporto fisico del Maestro Venerabile della rispettabile loggia” la corona, lo spirito di Dio, una delle più alte facoltà dell’uomo ovvero la volontà che in quel momento rappresenta l’Ain Soph Aur che si trova aldilà della porta alle sue spalle.

L’oriente eterno, “e poiché ogni luce, ogni Potenza e ogni Saggezza viene emanata da Oriente, Il Maestro Venerabile, il quale altro non è che lo strumento della parola eterna, siede a Oriente al fine di aprire degnamente i lavori di questa rispettabile loggia per illuminare i fratelli e le sorelle, giacché Amore e Forza senza saggezza non sono che intolleranza”.

Ma dalla colonna di centro, da quella via mediana che integra gli opposti, il percorso ritorna verso la mente, percorrendo uno dei 32 sentieri che connettono tutte le Sephirot, sentieri da percorrere, sentieri che percorriamo nel tempio per elevarci a stati di coscienza presenti nei piani superiori. Ci sono due parole ebraiche per definire un sentiero, uno riguarda una strada pubblica, un percorso utilizzato da tutte le persone, l’altro è un percorso individuale, un sentiero tracciato da ciascuno per il proprio uso personale, si tratta di un sentiero nascosto, senza segnaletica e indicazioni che si deve scoprire da soli e percorrere con i propri mezzi. Per tale motivo i 32 sentieri di Sapienza vengono chiamati Netivot. Sono sentieri privati che devono essere tracciati da ciascun fratello, e ognuno deve scoprire il proprio.

Percorrere questi sentieri alla ricerca della luce, nella kabbalah come nel Tempio, attraverso il rituale, che ordinando, ci consente di proseguire una volta aperti i portali. Lavorare la pietra grezza, sgrossarla da tutte quelle impurità che oscurano la luce, e nello stesso modo, nella kabbalah, il lavoro riguarda l’eliminazione dei gusci, in ebraico “qliphot”, che oscurano le scintille divine, e si nutrono della loro energia. La distruzione di questi rivestimenti al fine di rivelare la luce interna, una luce che non abbiamo ancora rivelato, che è presente ma oscurata da tutte quelle incrostazioni causate dall’ego che è l’essenza della “qliphot”. Il processo di distruzione è doloroso.  Il nostro compito non è fuggire dal mondo e dal male, ma rivelare l’essenza Sacra che giace al centro della creazione.

Il rituale ci connette, solo con la giusta consapevolezza, al Sublime artefice dei Mondi alla tri-unità Sacra, alla Luce. Questo concetto come nella Kabbalah si trova nella mitologia dell’antico Egitto che segue uno schema trinitario del tutto analogo con le sue divinità, Osiride, il padre, Iside la vergine madre e Horus, il figlio.

All’oriente troviamo il delta luminoso che rappresenta il numero tre, la trinità e al suo interno troviamo iscritto il tetragramma, il Sacro nome di Dio, composto da quattro lettere, JOD-HEI-VAV-HEI,

Golden glowing Hebrew letters representing the Tetragrammaton on dark stone surface
JOD-HEI-VAV-HEI il Tetragramma che indica il nome dei nomi

considerato nella kabbalah la Causa di Tutte le Cause, la Sorgente di tutte le Sorgenti, mai pronunciato ma sostituito dal nome ADONAI che significa mio Signore (HA-SHEM). Il tetragramma, ognuna delle quattro lettere, non definite lettere in senso comune, si riferiscono alle Sephirot, ai quattro mondi (OLAMOT) e ai quattro Parzufin inferiori. La Kabbalah ci insegna che il tetragramma Sacro e Ineffabile contiene al suo interno tutte le cose, dalle più superne alle più basse e terrene.  

Le lettere, rappresentano simbolicamente delle entità numeriche, che secondo la Kabbalah sono l’essenza delle lettere e fonte di tutta l’esistenza.

Non posso non far riferimento all’aspetto astrologico del rituale, e dei segni zodiacali presenti nel tempio. Tantissime altre analogie si possono riscontrare dopo un’attenta analisi non solo con la Kabbalah ma anche altre saggezze antiche. Il sincretismo, il deismo e la spiritualità che caratterizzano il nostro percorso, rende evidente che la differenza tra le varie filosofie dipende solo dalla cultura nel quale si sono sviluppate e quindi dal luogo di origine, ma tutte hanno in comune un elemento essenziale. “Tutto è Uno”

Vorrei soffermarmi su un Sephira, Tifferet, sesta delle dieci Sephirot dello ETZ CHAJIM, significa bellezza, correlata al sole è la sintesi delle due Sephirot superiori CHESED (compassione) e GEVURAH (giudizio), ma esprime principalmente la compassione.(Ràchamin) Ma cosa significa Compassione? Nel Tempio come si esprime? e al di fuori?

Tantissime sono le analogie non trattate, non meno importanti, come il Libro Sacro, la stella a Cinque Punte, le corrispondenze tra ogni Maestro e pianeti, angeli, parti del corpo e tanto altro tra la saggezza cabbalistica  e che potremmo ritrovare anche in  altre filosofie esoteriche antiche, con il nostro rituale, che non ho approfondito in questa sede e purtroppo non sono riuscito a sviluppare Fratelli, ma spero di aver condiviso abbastanza spunti per poi poter proseguire il cammino.

Care Sorelle e Fratelli, concludo, la giusta consapevolezza, la giusta umiltà e il servire dentro e fuori dal Tempio sono per me elementi essenziali per proseguire questo cammino. Senza, il tutto non avrebbe senso.

Tutto è Uno.

Ho detto.

Fr:. Lux


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