Con Ermetismo si intende una corrente filosofica religiosa nata fra il II e III sec. D.C. in ambienti cristiani su influssi orientali.
Primo esempio di interazione fra tradizione razionalistica greca e sapienza orientale, nacque probabilmente dalla ricerca di risposte al senso della vita che le religioni del tempo non soddisfacevano.
Ermete è la ricezione greca di Thot, lo scriba degli dei, che aggiunge alle sue caratteristiche quella di divulgatore delle volontà divine diversamente inaccessibili dagli esseri umani.
Come Mercurio, diviene portavoce di un verbo, svela il pensiero divino. Dunque, l’aggettivo ermetico dovrebbe essere sinonimo di chiarezza. Ma così non è!
Per Marsilio Ficino Ermete è Trismegisto, ovvero tre volte grandissimo: il superlativo, esteso tre volte, suggerisce la padronanza della scienza suprema, trasmissibile ai mortali solo attraverso la mediazione di una divinità.


Tre volte grandissimo perché tre sono i gradi gerarchici del potere: Filosofo, Sacerdote e Re.


Che uomo è quello che vive solo di sensazioni, intese come rappresentazione dei sensi? E che uomo può essere quello che vive di soli pensieri? Il primo sarebbe un semplice animale, il secondo un essere vuoto, l’ombra di un asceta. Kant diceva che “i pensieri senza contenuto sono vuoti e le intuizioni senza concetti sono cieche”. Serve dunque per arrivare alla conoscenza la loro riunione.
Il Filosofo, attraverso la riflessione sulle cose, tenta di coglierne l’essenza. Può guardare nel Mistero ma non può spiegarlo. Per poterlo fare deve farsi ministro di colui che rappresenta il più grande dei misteri ossia Dio.
Il Filosofo divenuto così Sacerdote, che parla direttamente con Dio, ha una conoscenza delle cose che va oltre la rappresentazione sensibile di esse. Questa sua capacità si traduce poi nel suo ruolo ermeneutico di interpretazione e conseguente diffusione al popolo delle Sacre Scritture.
Il Sacerdote all’apice della conoscenza ha una sacralità tale che gli consente di raggiungere il potere così che divenga Re.
Costui incarna la volontà divina, dunque è Re perché Dio l’ha voluto, dunque Dio governerebbe il Mondo per mezzo dei sovrani da Lui così prescelti.
Ermete incarna al superlativo assoluto queste tre qualifiche, questa gerarchia, divenendo colui che conosce e ordina il Bene, presiede alle iniziazioni ed ai rituali attraverso i quali l’uomo viene accompagnato alla conoscenza delle verità del Mondo, di Dio.
Per quanto riguarda la Libera Muratoria, Ermete è presente nei nostri rituali, ma in generale, su di lui, nei documenti massonici ci sono pochissimi riferimenti.
Quello più antico è nel Manoscritto Cooke, del 1410, secondo il quale il Trismegisto, con Pitagora, avrebbero trovato le due colonne sulle quali vennero incise tutte le arti e le scienze prima del diluvio universale.
Con l’espressione letteratura ermetica si designa una vasta letteratura in lingua greca, opera di vari autori, pressoché sconosciuti, risultante di una mescolanza di dottrine platoniche, aristoteliche e stoiche, che presenta punti di vista disparati e a volte contraddittori, ma è comune nei vari testi una generale atmosfera di intensa devozione e pietà religiosa ( pietas intesa come fervore fondato su una pratica morale rigorosa, una religione del cuore).
In genere questa letteratura è suddivisa tra trattati filosofici (Corpus, Asclepio) e letteratura alchimistica e magica ( Picatrix).
Sintesi mirabile delle due letterature, quella dotta e quella popolare, è probabilmente la Tavola Smeraldina, nota fra l’altro per l’assunto secondo il quale ciò che sta in alto equivale a ciò che sta in basso, uno dei motivi dominanti della Massoneria Speculativa, ovvero il superamento dei dualismi perché poi si riunifichino, nel mondo come nella propria interiorità, alla perenne ricerca della verità.
I Trattati Ermetici, spesso strutturati come dialoghi fra maestro e discepolo, solitamente si concludono con una sorta di sovrarazionale ed estatica illuminazione divina.
Si tratta dunque di un’esperienza gnostica, che non è solo sapere oggetto di insegnamento ma più una presa di coscienza.
L’ermetismo ha battuto sempre su alcuni motivi, che poi sono quelli che ne spiegano la fortuna nel ‘500: una religione antichissima, comune a tutta l’umanità, anche se velata da simboli diversi, che celebra una pace universale conquistata attraverso la consapevolezza dell’accordo essenziale delle credenze, ottenuta ritrovando la luce comune che illumina quanti finalmente giungono a vedere oltre la materialità delle forme estrinseche. Al centro di questa verità la divinità dell’uomo, il microcosmo solidale col tutto, che dell’uno è sintesi. Se sul piano religioso dunque l’ermetismo ha operato nella direzione di una pace e concordia universale, sul piano filosofico e scientifico ha espresso la concezione di una solidarietà fra uomo e mondo, per un pieno corrispondersi della razionalità delle cose con la ragione umana, punto di incontro e fonte di luce.
La concezione esoterica del pensiero ermetico si concretizza nel fatto che ruota attorno al concetto di iniziazione, per cui il traguardo dell’oltre non si raggiunge attraverso il dogma o un atteggiamento fideistico, ma attraverso l’impegno del singolo, anche se tramite una rivelazione, che si attua solo con una pratica conoscitiva noetica, in quanto basata sull’intelletto umano.
Dunque la gnosi ermetica è sia pratica religiosa che aspirazione conoscitiva, tesa a liberarci da quel velo di ignoranza che ci impedisce di raggiungere la nostra parte divina, ovvero la ricerca di quell’unità e del fondamento del tutto che ritroviamo anche nella gnosi massonica.
L’ermetismo e la libera muratoria sono in tal senso di natura noetica, e l’aspetto ispiratore del primo nei confronti della seconda è probabilmente questa ortoprassi , questo metodo, che permette all’ermetista come al massone di raggiungere l’Indiamento, ovvero il farsi Dio.

Dice Ermete nel Corpus:

“Se dunque tu non ti rendi eguale a Dio non lo puoi comprendere, poiché il simile è intellegibile solo al simile. Ingrandisci te stesso fino a raggiungere la grandezza senza misura, liberandoti da ogni corpo; elevati al di sopra di ogni tempo, divieni eternità: allora comprenderai Dio.

Una volta convinto che per te non vi è niente di impossibile, stima te stesso immortale e capace di comprendere tutto: ogni arte ogni scienza, l’intima natura di ogni essere vivente. Sali più in alto di ogni altezza, scendi più in basso di ogni profondità. Riunisci in te stesso le sensazioni degli elementi, del fuoco, dell’acqua, dell’aridità e dell’umidità, immaginando di essere in ogni luogo, di non essere ancora nato, di essere nel ventre della madre, di essere giovane, di essere vecchio, di essere morto, di essere quello che sarai dopo la morte. Se tu comprendi tutte queste cose insieme: luoghi, sostanze, qualità e quantità tu puoi comprendere Dio.”


La visione ermetica delle cose è basata sull’analogia fra Universo–macrocosmo e l’uomo–microcosmo per cui questi si rispecchiano in qualche maniera ritrovandosi.
La chiave di volta di questa analogia è l’Intelletto Universale, presente ovunque, anche nelle coscienze limitate o opache, così come una luce pura rifratta da vetri colorati non cessa di essere in se’ stessa incolorei.
Negli scritti ermetici l’Intelletto deriva da Dio, ne è irraggiamento: come la luce emana dal Sole senza che questo ne risenta, così l’intelletto procede da Dio senza che esso cessi di essere Sovrano e Trascendente rispetto alle sue manifestazioni.
La rivelazione è dunque maieutica, ossia un processo che porta alla luce una verità già presente.
Nelle comunità ermetiche l’iniziato passa attraverso un percorso di trasformazione e perfezionamento interiore tramite la conoscenza di Misteri, Segreti, della Natura in una serie di dinamiche che conducono all’Unità del Tutto.
Ancora nel Corpus Hermeticum è presente un’allegoria sul liberarsi dai metalli, intesi sia come rifiuto delle cose materiali più basse ma anche dai condizionamenti: “ tale è il nemico che tu hai rivestito come una tunica, che ti stringe e ti attira a sé, in basso, per evitare che tu guardi verso l’alto, veda la bellezza della Verità e il Bene che in essa risiede, e prenda così ad odiare la sua malvagità, avendo compreso l’insidia messa in atto contro di te, rendendo insensibili gli organi di senso, ostruiti con molta materia e riempiti di un piacere impuro, affinché tu non possa udire quello che devi udire, né vedere quello che devi vedere”.


Troviamo nella letteratura ermetica diverse condanne all’ateismo:

“Una grave malattia dell’anima è l’ateismo” ( Trattato XII ) e “ L’atto intellettivo si identifica con l’atto di fede, e la mancanza di fede equivale alla mancanza di comprensione intellettuale” ( Trattato IX).


Nell’Asclepio troviamo il carattere elitario del processo iniziatico: “Alcuni uomini, pochissimi, dotati di una mente pura, hanno avuto in sorte di alzare il loro sguardo verso il cielo”.
In un altro trattato, il Discorso sull’Ogdoade e l’Enneade, si descrive un percorso iniziatico e pedagogico filosofico che porta l’iniziando a scoprire la sua vera natura e dunque al ricongiungimento con Dio. Qui sono descritte l’ottava e la nona parte di questo percorso che presuppone oltre la purezza di vita l’eliminazione dell’ignoranza.
Ancora nel Corpus il figlio Tat diviene un iniziato. Come tale deve tacere su ciò di cui è venuto a conoscenza, che non può essere insegnato: il segreto, e la sua custodia, sono peculiarità delle società iniziatiche ed il silenzio è una forma di tutela, di un percorso, una conoscenza che non può essere svelata a tutti.
Gli scritti ermetici, facendo largo uso di simboli, impongono un importante impegno ermeneutico, non solo dei testi, perché si trasla anche nello spirito di chi questa interpretazione si appresta a fare.
Con questi presupposti è facile capire come gli scritti ermetici siano diventati un punto di riferimento per quelle società a carattere iniziatico ed esoterico che si sono sviluppate nel corso dei secoli. Se traduciamo l’ermetismo come un bisogno di conoscenza la Massoneria ne rappresenta la realizzazione: edificando templi alla virtù e scavando profonde prigioni al vizio lo traduce in termini politici ed operativi.
Nella Libera Muratoria la trasmissione della conoscenza rimane un mistero per i profani, e solo agli iniziati permette la comprensione e il raggiungimento di una conoscenza superiore.
In questo probabilmente si traduce la ricerca della parola perduta, la cui consapevolezza mostra il percorso verso l’occultam lapidem, consentendo la restituzione della luce perduta.
Concludo citando Louis Menard, scrittore, storico e profondo conoscitore delle dottrine ermetiche: “i libri di Ermete non possono sostenere il confronto né con la religione di Omero né con quella cristiana, ma essi fanno comprendere come il mondo sia passato dall’una all’altra. All’interno di essi le credenze che muoiono e che nascono si incontrano e si tendono la mano. Era giusto che fossero collocati sotto il patrocinio del Dio delle transizioni e degli scambi, che esplica, placa e riconcilia; del conduttore delle anime, che apre le porte della nascita e della morte; del Dio crepuscolare la cui bacchetta d’oro brilla la sera al tramonto per addormentare nell’eterno sonno le razze stanche, e al mattino ad oriente per fare entrare le nuove generazioni nella sfera agitata della vita”.


Ho detto Fr:. Cristrian



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