Dante, i poeti e i trovatori del Dolce Stilnovo della scuola provenzale sembrerebbe che lascino trasparire dalle loro allegorie la presenza di messaggi segreti, dissimulati sotto il senso apparente dei versi per rivelare il significato simbolico della Tradizione.
Dante, nel Canto IX dell’Inferno, scrive:
…O voi ch’avete gli intelletti sani,
mirate la dottrina che s’asconde
sotto il velame delli versi strani…
Sulla decodificazione dei messaggi degli Stilnovisti si sono impegnati grandi letterati che hanno rivelato il senso nascosto o anagogico dei versi danteschi e dei Fedeli d’Amore. Tra questi ricordiamo Carducci, Foscolo, Valli, Rossetti.
Dante, nel Convivio, asserisce che tutte le scritture possono essere intese secondo quattro sensi:
il letterale, l’allegorico, l’etico e l’anagogico.
Quello anagogico, rappresenta l’interpretazione esoterica e sacra. Gli studi sulla vita di Dante evidenziano che, oltre che sommo poeta, sarebbe stato un iniziato dei Fedeli d’Amore, organizzazione iniziatica di ispirazione neoplatonica e gnostica che aspirava alla costituzione di un impero in cui il potere temporale fosse del tutto separato da quello spirituale della Chiesa.
Nella Vita Nova, Dante a nove anni resta abbagliato alla vista di una bimba di 9 mesi più giovane, chiamata da molti Beatrice, che attenderà altri nove anni prima di rivolgergli un saluto e morirà il nono giorno del nono mese, del nono decennio del secolo. Dante continuò ad amarla anche da morta con immutato ardore sebbene intrecci rapporti con un numero cospicuo di donne. L’interpretazione simbolica, la sola, permette di accettare questa autobiografia da amante fedele e contradditorio, ritmata da questa ricorrenza del numero nove, che simboleggia la totalità degli stati della manifestazione.
Carducci, quando si volle celebrare il sesto centenario della morte di Beatrice, rifiutò scrivendo:
La Beatrice della Commedia è la teologia, la scienza, la fede…
La Beatrice di Dante non è mai esistita, così come non sono mai esistite la Giovanna di Cavalcanti, La Lucia di Guinizzelli, la Costanza di Francesco da Barberino, la Lauretta di Boccaccio, nomi di copertura di un unico valore simbolico: la Pistis Sophia, la Sapienza Gnostica, la conoscenza iniziatica che, con il Santo Graal, sazia e disseta.
Sebbene Dante la presenti come se fosse soltanto sua, Beatrice, al contrario era di tutti e che per tutti, e prima di Guinizelli, aveva nome di Rosa. “Le roman de la rose” (il romanzo della Rosa) fu infatti una delle prime opere in tal senso.
Gli stilnovisti esprimevano le loro poesie in codice con un gergo d’amore, ricorrendo prevalentemente al lessico degli innamorati e dei sentimenti. Almeno per un certo numero di vocaboli si conosce quale sia il loro significato. Si possono capire così per il verso giusto la Vita Nova, il Convivio, il De Vulgari Eloquentia e le canzoni di Dante.
Diamo qualche breve indicazione: AMORE è l’organizzazione dei confratelli stilnovisti, la loro dottrina. La conoscenza segreta è detta anche CERVA. Cecco d’Ascoli la chiama l’ACERBA, che è CERVA in modo simile. Quindi anche il colore VERDE, delle pianta ACERBA viene usato in questo senso. GENTE VERDE infatti sono i Fedeli d’Amore. FONTANA, FONTE, RIO, sono la sorgente della conoscenza, della tradizione. DONNA è il militante, il fedele. La notissima canzone di Dante: DONNE, CHE AVETE INTELLETTO D’AMORE, è rivolta ai confratelli. Egli afferma: che sono gentili e che non sono pure femmine… Francesco da Barberino scrive Dunque io son ella…. E sempre Dante, sotto pseudonimo, dice:
Ma nella lettera non metter nome – Di Lei dirai colui, di te colei – Così convien cambiare le pere a pome (cioè, le pere in mele e gli uomini in donne).
MORTE è l’errore che tiene lontano dalla vera conoscenza. La Chiesa di Roma, che uccide e brucia sul rogo è detta PIETRA, SASSO, MARMO.
VITA è la verità della dottrina. MADONNA è la Sapienza Santa, la guida dell’Iniziato. I nemici sono chiamati GELOSI, VENTOSI, cioè, coloro che si fanno guidare dal FREDDO e dal GELO, dall’odio, e sono contro l’AMORE. SALUTO è il gesto iniziatico con cui ci si pone all’ordine e si collega con la Salutazione Angelica, quella dell’Arcangelo Gabriele a Maria Vergine il giorno dell’Annunciazione.
Dino Compagni racconta: Il terzo loco è lo salutario, che precisa
La Donna Mia saluta chi n’è degno. La Donna Mia è lui, che saluta i confratelli…
Il saluto è un segno di rispetto, di sottomissione. Le confraternite iniziatiche ancora oggi dicono che il saluto è mettersi all’Ordine. E infatti Dante riceve il saluto da Beatrice dopo Nove anni, cioè, dopo il suo accesso grado, quello di Maestro. I Templari, ma anche i pisani e i fiorentini, consideravano come primo giorno dell’anno il 25 marzo, giorno dell’Annunciazione. Infatti dal 25 marzo al 25 dicembre, nascita di Cristo, passano esattamente nove mesi. E rappresenta il periodo di NOVIZIATO, di passaggio dal primo giorno alla maturazione.
Passiamo ad un esempio decodificato.
Tanto Gentile e tanto onesta pare la donna mia quand’ella altrui saluta, ch’ogne lingua divien tremando muta – e li occhi non l’ardiscon di guardare…
Questi versi danteschi sono universalmente noti e ricordano il Saluto di Beatrice a Dante. Ma cerchiamo di capire il senso profondo che il poeta ha voluto dare ai versi.
Tanto Gentile e tanto onesta pare la DONNA MIA… nel gergo dei Fedeli d’Amore è la Sapienza Santa. Si descrive il Saluto, ma se questo si riferisce alla Madonna, si tratta della Salutazione dell’Angelo a Maria, ma la Salutazione Angelica era la giornata dell’Annunciazione, che simbolicamente rappresentava il primo giorno dell’anno, il 25 marzo. Se trasportiamo il giorno del primo d’anno alla struttura dell’appartenenza alla Confraternita, si vuole descrivere il primo giorno, quello di entrata nella Confraternita, la cosiddetta iniziazione. E questa cerimonia probabilmente si svolgeva più o meno come si svolgono ancora oggi tali cerimonie. Il candidato è bendato e non può parlare. “Ogne lingua divien tremando muta” significa che l’Apprendista non parla (e il suo silenzio durerà anni, finché non sarà ammesso al grado superiore di Compagno di Mestiere); “e li occhi non l’ardiscon di guardare” significa invece che chi è bendato non può vedere e non ardisce togliere la benda.
Il movimento stilnovista si ricollega, anche in chiave esoterica, alla poetica cortese siciliana e trobadorica provenzale nelle quali vi è sempre una fanciulla che piange il perduto amante e la fanciulla è l’anima e l’amante è il Cristo:
une pulcelle odi molt gent plorer
et son ami dolcement regreter
I cantori dell’amor cortese non hanno una visione moderna della donna ne si possono considerare emancipati, sono figli del loro tempo e in quanto tali nella figura femminile si esalta o simboleggia la Vergine Maria veicolo della Grazia o l’espressione della Sapienza gnostica.
Ma il linguaggio segreto dei Trovatori altro non è che un linguaggio simbolico, perché per l’uomo medievale per l’uomo del XII sec, l’universo intero è simbolo, il pensiero si basa sul simbolo sia che si tratti di teologia o di arte. Nell’uomo medievale il simbolo conduce all’esperienza spirituale attraverso la via mistica o associativa e l’anima si trasforma di simbolo in simbolo verso la luce. E questo in tutte le forme d’arte, costruttori compresi.
San Bernardo propone quattro gradi progressivi dell’amore:
nel primo l’uomo ama se stesso per se stesso,
nel secondo l’uomo ama Dio, ma lo ama per timore e nel timore,
nel terzo l’uomo ama Dio in quanto sommo bene, e Dio è rivelazione,
nel quarto l’uomo ascende anche se per pochi attimi all’intimità di Dio diventando simile a Dio. In questa elevazione l’uomo divenuto anima diviene sposa del Verbo.
Si compie il cammino di trasformazione dell’uomo carnale in uomo spirituale, la squadra incontra il compasso e con esso si intreccia in grado diverso sino a racchiudere nel simbolo del rombo inscritto la Pietra angolare , la manifestazione del divino, l’INRI, e il veicolo è il femminino, l’anima nel suo più puro stato di grazia, la Donna chiamata Amore, Beatrice o semplicemente Rosa…”
Ora che sono molto vecchio, mi rendo conto che di tutti i volti che dal passato mi tornano alla mente, più chiaro di tutti vedo quello della fanciulla che ha visitato tante volte i miei sogni di adulto e di vegliardo. Eppure dell’unico amore terreno della mia vita non avevo saputo e non seppi mai il nome”
Umberto Eco da “Il nome della rosa”.
Ho detto.
Fr:. Maximus




