Glorificare il divino non significa moltiplicare gesti esteriori né apparire austero. Il vero culto si compie nel silenzio del Sé, mediante una lenta e paziente trasmutazione interiore. È un’arte della disciplina interiore, fatta di vigilanza, di lotte interiori, di quel lavoro profondo attraverso il quale l’uomo e la donna liberi e di buoni costumi imparano a governare passioni, abitudini e illusioni che ottenebrano la coscienza.

Ogni autentico cammino iniziatico insegna che la trasformazione non nasce dalla rinuncia teatrale, ma da una battaglia più sottile: quella combattuta interiormente. L’iniziato che intraprende questa via scopre che la vera ascesi non consiste nel mortificare il corpo, ma nel liberare lo spirito dalle catene dell’ego inferiore che lo tengono prigioniero.

Penetrare nel santuario della natura significa allora accedere a una forma di conoscenza più profonda di qualsiasi sapere puramente intellettuale. Non si tratta soltanto di accumulare nozioni o di padroneggiare discipline umanistiche, ma di giungere a una comprensione diretta della natura, a una percezione viva delle leggi che la governano. È una conoscenza che nasce dall’esperienza interiore e dalla progressiva armonizzazione tra mente, corpo e spirito.

Per avanzare su questo sentiero è necessario imparare a scegliere con libertà, sciogliendo i vincoli dei pregiudizi e delle illusioni che il mondo spesso impone. Solo quando l’individuo conquista questa indipendenza interiore può affermare con consapevolezza la propria identità più profonda, pronunciando simbolicamente le parole che esprimono la coscienza dell’essere: Sum qui sum.

A questo punto il lavoro interiore produce i suoi frutti anche sul piano della vita concreta. La rigenerazione dello spirito si riflette progressivamente sul corpo e sull’intera esistenza, restituendo energia, equilibrio e lucidità. Molte tradizioni insegnano infatti che l’anima porta impressi dentro di sé i segni delle abitudini, delle passioni, dell’ambiente e della storia personale; trasmutare l’interiorità significa quindi purificare anche la forza vitale che sostiene la vita.

Il cammino iniziatico della Massoneria non promette scorciatoie né risultati immediati. È un’opera lenta, fatta di consapevolezza, disciplina e perseveranza. Tuttavia chi percorre questa via scopre che la vera libertà non consiste nel dominare il mondo, ma nel conquistare sé stesso.

Ed è proprio in questa conquista silenziosa che l’iniziato/a riscopre la propria dignità più alta: apprendere l’Arte di conoscere, scegliere e vivere in armonia con la legge profonda della Luce.


Fr:. Tat


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