Pitagora, la Vita.

Della vita di Pitagora si sa ben poco di fondato di fronte a moltissime leggende. Pitagora nasce a Samo, nella Grecia Orientale, costretto ad abbandonare la sua città natale a causa della tirannide di Policrate (537-522 a.C.) si sposta quindi a Crotone intorno al 540-535 a.C. e lì fonda la scuola pitagorica. Fin dal principio la scuola incontra il consenso delle classi aristocratiche crotonesi. In quel periodo la Magna Grecia è teatro di alcuni sconvolgimenti di carattere politico, segnati da spinte democratiche. In particolare a Sibari scoppia una rivoluzione che porta gli aristocratici di Crotone vicini al pitagorismo, a dichiarare guerra alla vicina città, distrutta, poi, intorno al 510. 

Presto tuttavia il moto democratico raggiunge anche Crotone, dove un incendio colpisce l’edificio nel quale i pitagorici si riuniscono. Alcuni di essi vengono uccisi, altri, tra cui lo stesso Pitagora, fuggono. Secondo una versione, Pitagora, prima della sommossa si ritira a Metaponto, dove muore. Secondo altri, invece, casualmente assente alla riunione nella casa incendiata, riesce a salvarsi fuggendo prima a Locri, quindi a Taranto e da lì a Metaponto, città in cui muore.

La “Scuola Pitagorica”. La via che porta da “Acusmatici” a Matematici”.

Ma dove mi trovo?

Questa la sensazione del neofita che sino a pochi attimi prima è ancora “all’oscuro” di tutto”. In realtà il suo percorso non è che appena iniziato. È questo il momento in cui, levata la benda dagli occhi dell’ignoranza, ogni cosa sta per accadere.

Seguiamo il suo viaggio.

La scuola pitagorica non nasce come una “facoltà di filosofia e storia” dei giorni nostri, nasce come una scuola misterica e iniziatica. Seguendo la via misterica e iniziatica, Pitagora, avvia una scuola in cui il percorso “filosofico” guarda verso una disciplina profonda che abbraccia numeri, matematica e musica.

Il neofita, ancora frastornato dalla “luce” ricevuta, si trova in una sala in cui simboli muti divengono suoni, uomini divengono fratelli, uniti da una parola che corre da bocca a orecchio. 

Ma qual è la “parola”?

Storicamente non abbiamo certezze, gli scritti Pitagorici sono successivi e molte delle testimonianze sono spesso discordanti. Esiste un “però”. Correndo da bocca a orecchio, la parola, è giunta sino a noi. A diversi gradi e livelli.

Suono e numero.

L’acusmatico, il neofita, nel suo percorso iniziatico è obbligato al silenzio. Un silenzio costruttivo, riflessivo, ricettivo. 

Nel caos non è possibile giungere alla fonte. Solo nel silenzio. Accogliendo il silenzio, l’acusmatico, riceve i primi segreti e, iniziato ai misteri, avvia il suo percorso. 

Suono

La scuola iniziatica di cui fa parte il nostro “acusmatico” è pervasa dal suono. 

Gli studi pitagorici sul suono sono arrivati sino a noi, nella scala musicale. Prendiamo in considerazione il concetto di ottava: una stessa nota con una frequenza vibratoria più alta o più bassa della nota centrale. Per esempio, il la centrale ha frequenza 440 Hz, il la posto un’ottava sopra ha frequenza 880 Hz, quello un’ottava sotto ha frequenza 220 Hz. Il rapporto tra le frequenze di due note all’estremità di un’ottava è perciò di 2 a 1. 

Qualsiasi iniziato, nel percorso del nostro acusmatico, può riconoscere il riflesso del proprio percorso. “In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”. Suono primordiale, Verbo, Om.

Le basi vibrazionali dell’Universo e dei suoi molteplici mondi si riflettono nel trasferimento del sapere da bocca a orecchio. Questo è il dono che viene trasmesso all’iniziato, che a sua volta lo ha ricevuto da un altro iniziato, sino a giungere al primo iniziato, l’Adam Qadmon.

Egli insegnò ad Adamo i nomi di tutte le cose, quindi le presentò agli Angeli e disse: «Ditemi i loro nomi, se siete veritieri». Essi dissero: «Gloria a Te. Non conosciamo se non quello che Tu ci hai insegnato: in verità Tu sei il Saggio, il Sapiente». Disse: «O Adamo, informali sui nomi di tutte [le cose]». Dopo che li ebbe informati sui nomi, Egli disse: «Non vi avevo forse detto che conosco il segreto dei cieli e della terra e che conosco ciò che manifestate e ciò che nascondete?». Sura II, Al-Baqara (La Giovenca) vv. 31-33 – Corano. 

Pitagora, iniziato ai misteri, giunge nella sua scuola alla conclusione che, nell’Universo, tutto è disposto secondo numeri e forme matematiche.

Numero

La vibrazione sonora, perciò, nel suo “primo soffio” dà forma alla vita stessa e la sua espressione è il Creato. 

Per poter comprendere l’Universo pitagorico è necessario partire da una prospettiva a noi inusuale. Al centro dell’Universo è presente il Fuoco. Quello che in Oriente è espressione dell’Om, il suono primordiale che, “solidificandosi”, dà forma alla materia. Così, nell’Universo pitagorico, l’Universo stesso si manifesta in numeri e forme.

Il pentacolo è simbolo che identifica gli appartenenti alla scuola, i Matematici. Non solo, il pentacolo riprende il movimento astrale all’interno delle sezioni orbitali nei momenti principali dell’anno e racchiude infiniti rettangoli aurei, nella cui proporzione è possibile leggere l’alfabeto iniziatico con cui Dio ha scritto le pagine dell’Universo stesso. Numeri e forme, perciò, coincidono.

Tutto è ordine perché tutto è determinato dal numero, che è ordine. L’ordine dettato dalle proporzioni e dalle regolarità empiricamente riscontrabili in natura, stagioni, fasi lunari (principio di incidenza), dimostra che l’Universo non è più dominato da un’oscura forza. Kòsmos (Κόσμος) “ordine” è il nome dato all’Universo per questa ragione. Il mondo è perciò ordine penetrabile della ragione e questo ordine si manifesta attraverso il numero che è quindi ordine, razionalità, verità, armonia.

La Parte sta al Tutto come il Tutto sta alla Parte.

Il numero per i “Matematici” non ha il significato moderno di simbolo astratto per indicare cose concrete. Il numero è la più reale delle cose: è l’espressione dei due principi primi che regolano tutte le cose, è il loro incontro.

  • Principio del limite;
  • Principio dell’infinito.

I due principi non sono in tutti i numeri in quantità uguale, uno prevale l’altro.

Nei numeri pari prevale il principio illimitato. Sono chiamati “rettangolari”, perché, se disposte intorno al numero 2 le unità dei numeri pari formano dei rettangoli (qualsiasi numero pari è rettangolo).

Nei numeri dispari, invece, prevale il principio limitato. Hanno, secondo i Pitagorici, un’unità in più che li determina, cioè li definisce. A differenza dei numeri pari, i numeri dispari sono chiamati “quadrati” perché se disposte intorno al numero 1 le unità dei numeri dispari formano un quadrato che cresce all’infinito. Il numero 1, chiamato “parimpari” non è né pari né dispari. Dal numero 1 parte la numerazione di tutti i numeri pari e dispari, non conoscendo il concetto di zero.

Il numero 10 è il numero perfetto di riferimento per i Pitagorici, triangolo perfetto con lato 4, il cosiddetto “Tetraktis”.

  • In esso c’è eguale quantità di pari (2,4,6,8) e dispari (3,5,7,9);
  • Tanti numeri primi (1,3,5,7) quanti composti (4,6,8,9);
  • Ci sono tutti i rapporti numerici scoperti (numeri naturali, quadrati, cubi…)

Quante informazioni per il nostro Acusmatico lungo il suo percorso prima di divenire un Matematico. La matematica pitagorica è una pratica di vita volta a purificare l’anima dal corpo. Essere Matematico è un modo di vivere che non cessa con la conclusione dei lavori.

La Matemathica è l’alfabeto con cui Dio ha scritto l’Universo

Galileo Galilei.

La vita oltre il vivere.

La Metempsicosi

Secondo i Pitagorici l’anima si reincarna in altre esperienze corporee per espiare la colpa originaria.

Scrive Porfirio: 

«Ciò che Pitagora diceva a quanti giungevano per ascoltarlo, non può essere formulato con certezza: in effetti, regnava tra loro un silenzio eccezionale. Tuttavia, i punti ammessi sono i seguenti: prima di tutto, che l’anima è immortale; inoltre, che essa trasmigra in altre specie di animali; inoltre, che in periodi determinati, ciò che è stato rinasce, che nulla è assolutamente nuovo; e che bisogna riconoscere la stessa specie a tutti gli esseri che ricevono la vita. In effetti sono queste, secondo la tradizione, le dottrine che Pitagora per primo introdusse in Grecia.»

Come nelle tradizioni orientali il fine della vita è liberare l’anima dal corpo attraverso la purificazione. Nel processo di purificazione oltre alla meditazione e l’alimentazione, con i Pitagorici per la prima volta in occidente si parla di “vegetarianesimo”, la scienza è strumento di culto. La vita contemplativa pitagorica pone in primo piano la ricerca della verità e del bene tramite la conoscenza, così da ricongiungersi con gli dei.

Nelle varie reincarnazioni il retto agire umano è lo strumento il cui fine ultimo è tornare a vivere con gli dei. Il processo di reintegrazione, anche qui,  ha come scopo unico l’unità nell’Uno.

Essere uno nell’Uno.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Vangelo di Giovanni, 14, 1-4.

Il nostro Acusmatico, giunto alla soglia, trovando il guardiano che ne custodisce i sigilli e le chiavi d’accesso, riceve la verità del passaggio. 

L’hai ascoltata bene? Dice il guardiano prima di congedarsi. 

Non ricordo. Risponde l’Acusmatico.

A.·.G.·.D.·.S.·.A.·.D.·.M.·.

Ho detto.

Fr:. Apollo


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