
Maestro Venerabile, sorelle e fratelli tutti, comincio col dire che la tavola assegnatami mi ha permesso di analizzare e comprendere meglio – anche se con i limiti del mio grado – il significato di due simboli (la Squadra e il Compasso) che più di altri rappresentano e guidano la vita di ognuno di noi, in Loggia come anche al di fuori dalla stessa. Il tema, tuttavia, è complesso. Per ognuno dei simboli trattati, probabilmente, servirebbero infatti più tavole, e anche così la probabilità di non dire tutto ciò che ci sarebbe da dire sarebbe altissima. La massoneria, per sua stessa natura non dogmatica, non attribuisce infatti dei significati chiusi e assoluti. Gli elementi possono avere pertanto un significato mutevole anche a seconda del grado e del bagaglio personale di chi è chiamato ad analizzarli e comprenderli. Come tanti altri presenti all’interno del Tempio anche Squadra e Compasso sono “simboli duali”, non tanto contrapposti ma piuttosto complementari l’uno all’altro.

Squadra (dal latino exquadra o exquadrare)
Simbolo lunare, fisso e passivo, rappresenta l’universo femminile. E’ una delle Luci più importanti della Loggia e non a caso è il gioello che indossa il Maestro Venerabile. Lo strumento simboleggia il lavoro massonico e viene disposto sull’Ara “sopra” il Compasso e il Libro della Sacra Legge. Con le sue due braccia poste ad angolo retto misura imparzialmente due punti di vista diametralmente opposti, senza che nessuno dei due prevalga mai sull’altro. Rappresenta simbolicamente la morale (giustizia), la rettitudine e la determinazione d’intenti, come anche la materia, il mondo del concreto, le scienze esatte e del rigore matematico: in sintesi rappresenta “la realtà oggettiva”.
Compasso (dal latino “Cum passus”)
Simbolo solare, maschile. E’ uno strumento mobile (variabile) che consente di avere un’apertura mentale più ampia e di conoscere meglio se stessi e quindi l’interno Universo. Rappresenta l’abilità di mantenere la propria condotta entro certi limiti, che possono tuttavia espandersi ed aprirsi restando ancorati al punto di origine, il centro. Anche il Compasso, che simbolicamente rappresenta la spiritualità e la mente, la volontà, la capacità, la fantasia (libera creatività e il genio) presenta dei “limiti”. La sua apertura non può esser infinita, e non va oltre i 90 gradi, a indicare i limiti dell’essere mortali.
Squadra e Compasso

La bellezza dei due simboli, a mio avviso, diventa accecante nella loro unione. Squadra e Compasso – in posizioni e aperture diverse a seconda del grado in cui la Loggia lavora – erano e sono strumenti operativi indispensabili per la costruzione di edifici regolari e solidi: edifici capaci di resistere al tempo e alle avversità della vita. Oggi, proprio come allora, gli stessi strumenti (simbolici) sono essenziali agli iniziati che intraprendono il cammino e desiderano edificare un tempio spirituale. Un tempio interiore che consenta di raggiungere la pace, l’armonia e la libertà, anche all’esterno, contagiando le persone che ci circondano e la stessa società in cui si vive, al pari dei cerchi concentrici generati dalla caduta di un sasso in uno specchio d’acqua.
Nella mia ricerca mi sono imbattuto in un’associazione simbolica decisamente originale, che presenta però degli aspetti che voglio condividere con tutti voi. I due simboli, Squadra e Compasso, liberati dal loro valore prettamente architettonico sono stati assimilati a strumenti legati all’esplorazione marittima e alla navigazione. In questo caso la Squadra corrisponderebbe al Sestante mentre il Compasso all’Arco di cielo. A sovrastarli la G, indicante, secondo la tesi, la costellazione dei Gemelli. Non sono certo della validità di questa associazione simbolica ma credo sia comunque valida e chiara la metafora del “viaggio”.
Il libro dei morti (Kitab el-Mayytun – Formule per emergere nella luce).

Inizio col dire che i cosiddetti “Libri dei Morti degli antichi egizi” non erano dei “libri” tradizionali ma dei papiri. Ne sono stati ritrovati centinaia, ognuno dei quali indicante il nome del defunto, ed essendo la lettura una pratica accessibile a pochi eletti erano destinati ai sacerdoti (Kheri-Heb). I testi venivano letti durante il rito funebre e servivano per accompagnare lo spirito di un defunto tra gli oscuri labirinti dell’oltretomba. I Kitab el-Mayytun, letteralmente “formule per emergere nella luce”, contenevano precise indicazioni e disegni che si pensava potessero aiutare lo spirito di un defunto a superare una moltitudine di prove che lo attendevano nell’aldilà.
Le prove avevano come obiettivo quello di consentire al defunto di diventare egli stesso divinità e, nel caso in cui gli dèi si fossero rifiutati di accordargli il passaggio l’uso dei testi li avrebbe in qualche modo costretti cambiare le proprie decisioni. Al termine del viaggio, quando l’anima arrivava nella Sala del Giudizio, dinanzi al tribunale di Osiride, veniva valutata e poteva esser ammessa alla vita eterna oppure condannata all’oblio eterno, divorata da Ammut (creatura mostruosa divoratrice dei morti).

Nelle pergamene, oltre alle formule rituali che i sacerdoti dovevano recitare durante le cerimonie, erano riportate anche le “esperienze pre morte” – e persino quelle extracorporee – descritte da altre tradizioni. Il libro dei morti, estremamente personalizzato (non ne esiste uno simile all’altro) era dunque concepito come strumento post-mortem. Ogni committente chiedeva contenuti in grado di soddisfare le proprie esigenze, anche di natura economica. Inutile probabilmente dire che tali “rituali” non erano alla portata di tutti, ma soltanto di chi poteva permettersi una piramide, o comunque una sepoltura.
Il “Libro dei Morti” e il “Libro della legge sacra”
Come il “Libro dei Morti” era prezioso, se non fondamentale allo spirito dei defunti per “emergere nella luce”, anche il libro della Legge Sacra, che viene aperto nella prima pagine del Prologo del Vangelo di Giovanni, su cui vengono appoggiati Squadra e Compasso, richiede all’iniziato di predisporre il proprio pensiero e la propria vita alla luce interiore. Ciò avviene durante i lavori all’interno del Tempio, ma ancor più deve svilupparsi nella quotidianità, attraverso azioni virtuose che consentano di migliorare il mondo.
Il Prologo del Vangelo di San Giovanni
“In principio c’era colui che è il Verbo e il Verbo era con Dio e il Verbo era Dio. Egli era il principio con Dio Tutto fu fatto per mezzo di Lui e senza di Lui nulla è stato fatto. Di ciò che è stato fatto in Lui c’era la Vita la Vita era la Luce degli uomini. Quella luce risplende nelle tenebre ma le tenebre non l’hanno accolta”
Ho detto
Fr:. Otto






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