Cosa è il tempo? Sant’Agostino nelle sue CONFESSIONI dice: “Se nessuno m’interroga, lo so; se volessi spiegarlo a chi m’interroga, non lo so” e continua “questo però posso dire con fiducia di sapere: senza nulla che passi, non esisterebbe un tempo passato; senza nulla che venga, non esisterebbe un tempo futuro ; senza nulla che esista, non esisterebbe un tempo presente…” e afferma poi “…non possiamo parlare con verità di esistenza del tempo, se non in quanto tende a non esistere.” 
Nelle CONFESSIONI si afferma quindi che il tempo è passato, presente e futuro. Ma il passato non è più e il futuro non è ancora. D’altra parte, se il presente fosse e non scorresse verso il passato, non sarebbe più un attimo ma eternità. Il presente è una continua tendenza a cessare di essere. Il tempo può esistere solo nello spirito dell’uomo, l’unico essere del creato in cui possono essere rappresentati contemporaneamente il passato, ciò la memoria, il presente, cioè l’intuizione e il futuro, cioè l’attesa.
Cercando ho trovato una definizione: Il tempo è quello spazio indefinito nel quale si verifica l’inarrestabile scorrere degli eventi ed una successione irreversibile di istanti. È senza limiti ma viene misurato e suddiviso. Può rappresentare un’età, un periodo dell’anno, una parte della giornata, uno stato d’animo, una condizione meteorologica.
Però neanche una di queste definizioni, tratte dai principali dizionari della lingua italiana, è abbastanza precisa e completa da consentire di rispondere ad una domanda posta in modo molto semplice: “cosa è in realtà il tempo?”
Sant’Agostino non è il primo che si pone questa domanda, l’uomo se la pone da quando è comparso sulla terra e questo mio lavoro non ha certo l’ambizione di risolvere un quesito antico quanto il mondo.
Voglio tralasciare le definizioni scientifiche e focalizzare invece alcuni concetti filosofici per poi tentare un’interpretazione massonica. Con Nietzsche la filosofia considera due concezioni del tempo opposte tra di loro: quella della ciclicità, la cosiddetta RUOTA DELLA VITA, tipica della filosofia orientale, e quella della LINEARITA‘, nella filosofia occidentale. Nella concezione ciclica tutto ciò che avviene si ripete incessantemente, secondo alcune concezioni in maniera identica, secondo altre in maniera sempre diversa. Nel pensiero greco erano soprattutto gli stoici a credere nella circolarità del tempo, ma l’idea dei cicli era presente anche nelle antiche religioni orientali, come il buddismo e l’induismo.
L’altra concezione classica del tempo è quella lineare, caratteristica della religione ebraica e cristiana e della società occidentale moderna. Secondo questa concezione il tempo era simboleggiato da una freccia che correva inesorabilmente verso il futuro. Dio crea il mondo e il mondo procede senza sosta verso l’Apocalisse. Da questa idea nasce il concetto occidentale di “progresso” che ha le sue radici nel mondo cristiano, nell’idea religiosa che la storia umana abbia un senso e una meta. Ma la linearità caratterizza anche il pensiero moderno che si basa sulla sequenza di cause ed 
effetti. L’eterno ritorno dell’uguale è quindi, per Nietzsche, il rifiuto di linearità e con questa delle idee di progresso e finalità che hanno contraddistinto il pensiero filosofico Cristiano occidentale e l’avvento della scienza moderna.
Quindi una visione ciclica del tempo la troviamo già nei tempi antichi dove le società cadenzavano le loro attività seguendo la ciclicità che è insita in tutto ciò che è umano. Osserviamo come l’affascinante mito dell’eterno ritorno e, di conseguenza, dell’eterno ricominciare, appunto caposaldo della filosofia di Nietzsche per cui l’universo rinasce e rimuore in base a cicli temporali fissati e necessari, ripetendo eternamente un certo corso e rimanendo sempre lo stesso, fu intuito dall’uomo primitivo attraverso la constatazione della periodicità lunare. L’uomo primitivo assisteva ai ritmi della luna scanditi da ben precise fasi: la luna nuova (creazione), la crescita (luna piena), poi il decrescere e infine la morte (tre notti senza luna).
Nella prospettiva Massonica esiste il tempo profano e il tempo iniziatico; il tempo profano collegato ai ritmi del mondo storicizzato dove l’evoluzione è connessa alla progressione in un’unica direzione dell’esperienza terrena verso il futuro, il tempo iniziatico è invece la dimensione per mezzo della quale è offerta al Massone la possibilità di compiere il suo percorso individuale verso la conoscenza, levigando la pietra grezza fino a farla diventare una perfetta pietra cubica, per giungere alla fine alla riunificazione del Sè individuale nel Tutto.
Mentre oggi il tempo profano, distaccandosi dal concetto antico della ciclicità, va avanti regolato da norme determinate dalle eventuali necessità, anche materialistiche, il tempo rituale rappresenta lo spazio temporale in cui l’Iniziato si manifesta attraverso ritmi individuali che, in quanto tali, non possono essere ne classificati ne catalogati.
Nel Tempio Massonico, durante i lavori di Loggia, il Tempo rimane “incantato” 
mentre il rituale si svolge e si espande in tutta la sua forza. Il sole, cioè il Tempo, sta fermo per l’Iniziato.
All’inizio dei lavori il Maestro Venerabile chiede al I Sorvegliante “ che ora è?” e lui risponde “É l’ora in cui il Sole fisico così come il Sole occulto e eterno sono al pieno Zenit”; alla fine dei lavori, alla medesima domanda del Maestro Venerabile, il II Sorvegliante risponde: “è mezzanotte. Il sole è al suo Meridiano opposto al Nadir di questo Tempio”. In queste domande e in queste risposte si fissa il Tempo Sacro del rituale massonico che va da mezzogiorno a mezzanotte, cioè dallo Zenit al Nadir del nostro sole e siccome, aperti i lavori, il Tempo profano entra in sospensione, non ha più importanza, se sia mezzogiorno o mezzanotte, che sia giorno o notte considerato che nel Tempo Sacro, il sole resta immobile, non essendo mai sorto ne tramontato.

Il rituale è dunque il mezzo straordinario attraverso il quale è possibile “fermare” il tempo, cioè il mezzo attraverso il quale l’Iniziato controlla e dirige il tempo, diventa padrone dell’essenza del tempo che non è certamente quella del tempo misurabile e catalogabile secondo le leggi della fisica profana.
Il tempo profano si conclude, è destinato ad estinguersi come finisce la vita profana. 
Il tempo iniziatico è in-finito, cioè si proietta e si confonde (da cum-fungere, sciogliere insieme alchemicamente) nell’essenza eterna dell’essere.
È questa la meravigliosa trasfigurazione alchimica del tempo profano al tempo iniziatico, cioè del tempo “pesante”(plumbeo) al tempo “puro” (aureo) del Fratello Massone che assaggia già in questa vita le gioie dell’eternità cum-fusa nell’ESSERE.
Il tempo profano ha un orizzonte, caratteristica che non ha il tempo iniziatico in quanto è statico, magico, fermo. Il tempo profano invece è in continua evoluzione e come la luna arriva alla sua ultima fase, termina con la morte, l’orizzonte è l’ultimo istante della vita terrena. E dopo? Dopo c’è il tempo oltre il tempo, forse un nuovo mondo che ci accoglierà senza parole né paure ed il nostro sguardo attraverserà anche desideri… mi piace pensare che da qualche parte esista un mondo così, dove tutto è più semplice e l’aria stessa che respiri è pulita…e la vita è serena…chi può affermare con certezza che non possa essere così?
Ogni giorno passiamo un orizzonte, ogni giorno c’è n’è uno nuovo da raggiungere per oltrepassarlo poi l’indomani. Ogni giorno potremo scoprire di aver trovato ciò che cercavamo, di averlo accanto, di non averlo ancora, di averlo perso per sempre.
Però fermiamoci un po’, facciamo un passo indietro, finché c’è vita c’è speranza si dice… Nella storia umana il tema della speranza ha sempre suscitato interesse ed è 
di grande attualità, affrontato però spesso in modo astratto e a volte distratto.
Attualmente viviamo in un mondo in cui prevale un senso di sfiducia, un momento di stanchezza, la sensazione di vivere in un tempo buio. Ma la speranza non nega le difficoltà né i limiti umani, né la precarietà del mondo, né la morte quale termine della vita terrena; la stessa vita del resto è soggetta costantemente a imprevedibili assalti interni ed esterni dell’uomo; siamo tutti facile preda delle avversità di ogni genere: malattie, incomprensioni, stanchezza, noia, paura. Occorre usare tutta la forza d’animo data dalla speranza, che assume le diverse sfumature dell’entusiasmo, 
della fermezza, dell’audacia, della sicurezza, della magnanimità, della pazienza, 
della fiducia, della perseveranza, della responsabilità, dell’autonomia, della dedizione, per non perdersi, per far passare in seconda linea le inutili ambizioni e per proiettarsi verso il futuro che, alla fine, porterà alla pienezza di vita. Occorre saper attendere e guardare in lontananza, oltre il breve tratto che ci è dato da vedere, oltre l’orizzonte, per scoprire il disegno dell’Grande Artefice Dei Mondi, in cui gli eventi quotidiani trovano spiegazione.
In questa vita abbiamo una sola certezza che va oltre il tempo: è la morte, vista non come la fine di un tutto ma come una tappa necessaria all’evoluzione.
Però la morte ci fa paura. E se ci travolge un’angoscia che non riusciamo a placare 
ne a gestire? Come misurarci con la morte? La paura della morte è uno dei grandi, forse l’ultimo tabù dell’umanità non solo occidentale; la paura della morte e il suo pensiero oggi sono indirettamente dominati da tecnologia, social e colossi del web, nuovi dispensatori di pseudo etica, pseudo pensiero e fuorviante senso della vita, umanità sempre più accelerata e incline alla “mediocrazia”, al narcisismo e all’impotenza. Eppure, punto di arrivo (o di partenza) della nostra esistenza – la morte è un pensiero che dovrebbe accompagnarci e condizionare ogni giorno e ogni gesto al di là dei tentativi di rimozione (in)conscia.
Vivere ogni giorno come se fosse il più importante.
Ma ora torniamo alle riflessioni iniziali: Ma allora cosa è il tempo per noi Massoni. È quello in cui si aprono i Lavori, intendendo quel momento ideale in cui convergono circostanze, sensazioni, persone e stati d’animo? Oppure è quello della clessidradove inesorabilmente scorre il suo contenuto, ammonendoci che la vita è breve, simboleggiando un “carpe diem” esoterico? Il tempo comprende passato, presente e futuro, come abbiamo visto sostiene Sant’Agostino o è solo memoria, come affermano i seguaci di Orfeo, oppure è la quarta dimensione, in linea con la teoria della relatività?
Mi rendo conto che gli interrogativi ora, al termine di questo mio lavoro, sono molto più numerosi di quelli proposti all’inizio. Mi rendo conto che Il Tempo non consente esaurienti risposte su se stesso.
Mi piace però pensare che per il Massone il Tempo sia passato, fonte della tradizione, dell’esperienza e della saggezza dei Fratelli che ci hanno preceduto. Ho fiducia che per il Massone il tempo sia il presente in cui vive aggiungendo pietra su pietra, per la costruzione del proprio Tempio interiore. Ma sono convinta che per il Massone il Tempo sia anche il Futuro, in cui si proietta nella speranza di completare la Costruzione Universale e raggiungere un mondo governato dalla Saggezza, dalla Bellezza e dalla Forza interiore.

Ho detto.

Sr :. Maat


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