Quel giorno udii una voce che mi sussurrava se fossi pronta. Mi sentivo pronta, ma per cosa? Le mie sensazioni erano offuscate dalla paura di non aver preso la scelta giusta, ma cos’è giusto o sbagliato d’altronde? Per qualche motivo ero lì, in quell’ istante. Intorno non si vedeva più niente. Quando sono partita per questo viaggio era quel momento temporale in cui non si distingue il giorno dalla notte. Il tempo a questo punto scorreva come la sabbia dentro una clessidra, a momenti lentamente, a momenti fin troppo velocemente. Questo mi faceva sentire in un limbo, quasi impotente. Intorno a me il buio, ma non un buio fitto dove non ci si vede un palmo dalla mano, si intravedeva da lontano solo una fiaccola accesa, ma molto lontana. Non saprei dire quanto fosse lontana perché in quel posto non mi sembrava di potermi muovere. Le voci attorno a me non erano del tutto chiare, come un vociferare dietro un muro.

Avevo freddo, non sentivo nulla a parte il mio corpo umido e impotente. Iniziai a riflettere sul come mi fossi trovata lì e la mente iniziò a elaborare una cascata di pensieri. Sapevo che non fosse la via giusta, perché non mi faceva sentir bene non avere la mente lucida e libera da quelle incrostazioni. Così, mentre mi destreggiavo tra l’idea di non essere nel posto giusto e al momento giusto, e quella di non sapere bene se la mia paura fosse del non conoscere la destinazione, ho visto un gallo. Questo animale è venuto verso di me e ha iniziato a gridare VITRIOL, VITRIOL, VITRIOL. Io non ricordavo che i galli avessero questo verso, ma lo guardavo come se scoprissi quel giorno la sua esistenza. Quando si trovò davanti a me mi chiese: “visita con me le viscere della terra e correggendo il cammino troverai la pietra nascosta.” Ora Capivo cosa dicesse, o perlomeno sembrava parlasse una lingua sconosciuta che senza motivo riuscivo a comprendere. Sentivo di potermi fidare e lo seguii dentro l’oscurità. In Lontananza iniziò a intravedersi una cascata ricolma d’ acqua e il gallo mi disse “Se la tua anima si è spaventata, non proseguire.” Mi porse tre sacchetti e proseguì dicendo: “Portali con te nelle profondità di queste acque e saprai quando usarli”. Io non avevo più la stessa paura di prima e i miei pensieri iniziavano a rischiararsi. E Così ci tuffammo e insieme
nuotammo verso il basso, fino a un piccolo pertugio. Sulla parete più profonda di quell’incavo roccioso si intravedeva un buco a forma triangolare, era palese non potessimo passar da lì perché si trattava di un buco troppo piccolo per entrambi. Guardai il gallo che mi disse: “Se la curiosità ti ha condotto qui. Esci.” Io non volevo uscire dall’acqua; a quel punto il mio spirito temprato dal coraggio rispose di “No”. Ma non sapevo neppure come proseguire. Mi ricordai di avere in tasca quei sacchetti che contenevano rispettivamente sale, mercurio e zolfo. Pensai tra me e me “se ne lancerò un po’ qui dentro, probabilmente, qualcosa succederà”.


Prima lanciai del sale e crebbe un piccolo ramoscello informe, poi lanciai un po’ di zolfo e la pianta sembrò creare migliaia di ramificazioni indirizzate verso il cielo e poi per ultimo gettai il mercurio che permise ai rami di muoversi e così questi ci avvolsero e ci condussero oltre quel pertugio come per magia. Dietro quella grotta non si trovava più dell’acqua, ma c’era un vento forte che ci avvolse. Ebbi un po’ di timore che mi portasse via e che se questo fosse successo non sarei più riuscita a trovare la strada di casa. Quel vento ci scuoteva a destra e a sinistra, persi una scarpa nel cammino e mi ritrovai per metà scalza. I nostri passi erano incerti e claudicanti in mezzo a quella burrasca, ma il gallo mi tirò a sé e mi disse: “Se perseverai sarai purificato dagli elementi. Uscirai dall’abisso delle tenebre: vedrai la Luce.”
La Luce, come quella che vedevo in lontananza quando mi sentivo inerte in mezzo al nulla. Ora mi sentivo diversa, la mia anima gridava la sua voglia di libertà. Era come quando il cuore ti esplode d’amore. Io non sapevo neppure cosa volessero dire tutte queste cose, ma forse risiedevano in me e non lo sapevo. Guardai il Gallo negli occhi e gli dissi: “Io Voglio la Luce, mi ci puoi condurre?”


Il Gallo non mi rispose, in silenzio accese un fuoco, mi legò un cappio al collo e mi spinse dentro.

Io mi fidavo di lui perché mi aveva fatto questo? Inizialmente sentii bruciare fin dentro le viscere, e poi come una pugnalata al cuore. In un attimo ero morta. O Forse no. Mi ritrovai tutto d’un tratto di nuovo al punto di partenza, inerte, umida, ma ora sapevo cosa fare. Seguii la luce. Era lontana ma non irraggiungibile. Stavolta ero una persona nuova, il gallo mi aveva fatta capire che sarei dovuta andare a prendermela quella Luce che tanto bramavo. Ero sempre più vicina alla meta e finalmente eccola lì, una luce intensa quasi accecante. Gli occhi si son dovuti abituare e in qualche minuto la vista si è schiarita. Piangevo e gridavo. C’erano delle persone attorno a me. Mi aspettavano, erano felici di vedermi arrivare tra loro. Mi sentivo piccola piccola tra tutta quella gente, ma poi ho visto i loro occhi, quelli dei miei genitori. Ero nata finalmente e ora come essere umano illuminato potevo iniziare il mio cammino su questa terra.

Ho detto.
Sr:. Sirio


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